Cosa c’è di più italiano del Parmigiano Reggiano e cosa c’è di più belga della birra d’abbazia? Eppure questa strana coppia può funzionare perfino nelle secolari terre da vino, in cui se parti dalla Valtellina, incroci la Franciacorta, scendi verso l’Oltrepò Pavese e infine risali a San Colombano, i vigneti ce li hai sempre a fianco.
C’è voluto un locale sconsacrato per ospitare a Milano questa magia, il 21 Aprile, in pieno quartiere cinese. La birreria di via Lomazzo 12 si chiama appunto “La chiesetta”, un ambientino in stile tardo gotico risalente al Settecento, che sembrava fatto apposta per le serate a tema.
Il mercato della birra di qualità, per la massa crescente di coloro che non la bevono solo per dissetarsi ad agosto, può ancora contare sul fattore sorpresa. In questo caso è il consumatore che va sorpreso, raccontandoglii che la birra non è un mero dopocena e neanche una Cenerentola da confinare in pizzeria, magari per abitudine. E’ invece un prodotto antichissimo che va studiato e abbinato ad arte, proprio come il vino giusto con la cacciagione in umido.
Martedì è stata la volta del formaggio, e che nome! Il Parmigiano Reggiano, in tre stagionature diverse (12, 24 e 36 mesi), è sembrato il compagno ideale sia per i neofiti/curiosi, che si avvicinano alla birra senza sapere cosa aspettarsi, sia per gli atleti del boccale, con una carriera di ettolitri alle spalle.
Il gusto morbido del 12 mesi, tendente al latte, era di certo quello più delicato, dolce e lievemente acido nello stesso tempo. Lasciava presagire vaghe note vegetali. Il sapore fresco della Grimbergen Blanche era probabilmente il più adatto allo scopo, perché le spezie e i sentori di frutta non si sono sovrapposti al formaggio più giovane e non ne hanno cancellato le tenere sfumature.
Il 24 mesi, più granuloso e friabile, si presentava al palato con un’impronta burrosa accentuata e matura: rispetto al fratello minore, la sensazione era più tagliente. In questo caso la Grimbergen Blonde filtrata, doppio malto, dal sapore amabile e rotondo, è riuscita nel contempo a contrastare la percezione gustativa intensa e ad accompagnare l’assaggio fino all’emergere del sottofondo appena amaro, elegante.
Per chiudere con un crescendo rossiniano siamo arrivati al 36 mesi: ci hanno presentato un personaggio asciutto e spigoloso, dal gusto pieno e sapido, arricchito da un tocco leggerissimo di chiodi di garofano. Gli enologi si dilungherebbero sul miglior tipo di rosso corposo da abbinare. La Grimbergen Double, scura e agrodolce, equilibrata fino all’amarognolo in coda, non ha assolutamente nulla da invidiare al vino. I sentori di caramello e prugne secche di quest’ambrata doppio malto hanno fatto da contraltare al vigore del Re dei Parmigiani.
Una storia quasi millenaria ha fatto da sfondo alla serata: sembrava di vederli, i monaci agostiniani dell’abbazia di Grimbergen, alle prese con la trasmissione delle loro preziose ricette da confratello a confratello. Cambiano gli operai, cambiano i sistemi di produzione, cambiano perfino le paure, perché oggi nessuno minaccia più un’abbazia che è stata distrutta e ricostruita per tre volte: quello che non cambia è la volontà di tramandare ai posteri una combinazione di aromi e sfumature saldamente radicate nella storia della birra, che trova sempre più estimatori tra i curiosi impenitenti, che non si accontentano delle sperimentazioni di ieri.
A questi surfers del gusto è dedicata l’iniziativa di Grimbergen, ossia circa 40 eventi in 40 locali diversi lungo tutto il 2015, dopo la partenza dalla Chiesetta di Milano. Serviranno a riscoprire la birra d’abbazia, una bevanda che ha di fronte un altro millennio, come minimo, di abbinamenti intriganti.
